In thailandese si chiama เงาะ (ngo) ma il suo nome comune è rambutan, termine malese che letteralmente significa “peloso”. E basta guardare il frutto per rendersi conto del perché di questo nome.
Rambutan
Il nephelium lappaceum è un albero di medie dimensioni della famiglia Sapindaceae nativo dell’Asia sud-orientale. Sia l’albero che il frutto hanno il medesimo nome: rambutan. In Thailandia, per la verità, questo è vero solo nel parlato; come per quasi tutti gli alberi da frutto la lingua thailandese prevede il termine ต้นเงาะ (ton ngo – albero del r.) e ลูกเงาะ (luk ngo – frutto del r.).
In commercio si trova anche una qualità dai frutti gialli e più piccoli.
I frutti, liberati dalla buccia pelosa molto aderente alla polpa, sono succosi e polposi, dal sapore dolce simile all’uva. Il nocciolo centrale è simile al seme di mandorla. Ha un contenuto elevato di vitamina C, il che lo rende un buon antiossidante. Contiene anche calcio e fosforo.
Litchi
Uno dei cugini del rambutan, in quanto appartenente alla medesima famiglia delle Sapindaceae, è il Litchi chinensis, una pianta tropicale e subtropicale originaria della Cina meridionale e del sud-est asiatico.
Il litchi (ing. Lychee) o ciliegia della Cina, in occidente è più noto del rambutan, in thailandese si chiama ลิ้นจี่ (lin ji). Viene consumato prevalentemente sciroppato e non fresco.
Con un valore calorico di 55-60 calorie e in media 72 mg di vitamina C per 100 grammi, mediamente nove litchi bastano per soddisfare il fabbisogno quotidiano di vitamina C di un uomo adulto.
Una tazza piena di litchi fornisce, tra le altre cose, il 14% del fabbisogno quotidiano di rame, il 9% di fosforo, e il 6% di potassio per una dieta di 2000 calorie.
Esistono molte specie coltivate di litchi e questo genera una gran confusione sull’identificazione in quanto la medesima specie, piantata in climi diversi, può produrre frutti diversi. Anche il nome spesso genera confusione, in quanto alcune specie hanno anche sinonimi diversi in diverse parti del mondo.
Longan
Il Longan, l’altro cugino del rambutan, che in occidente viene spesso consumato come se fosse litchi, è partecipe di questa confusione.
La pianta comunemente chiamata longan, nome scientifico Dimocarpus longan, appartiene alla famiglia delle Sapindaceae, è originaria della fascia tropicale del sud-est asiatico ed è coltivato in più di una ventina di qualità.
Anche il frutto si chiama longan ed è uno dei frutti più famosi in Thailandia, dove viene chiamato ลําใย (lamyai).
Il longan per i cinesi è “l’occhio del drago” perché il suo frutto, quando è sgusciato, assomiglia a un bulbo oculare (mostra il seme nero attraverso la polpa traslucida come una pupilla).
Il Longan ha un forte gusto dolce e succoso. Il suo basso contenuto di grassi e la ricchezza di fibre alimentari agevola il lavoro intestinale. Contiene vitamina C, potassio, magnesio, fosforo e rame. È un buon antiossidante – previene i segni dell’età – e nella medicina tradizionale gli vengono attribuite proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie
Ceylon oak
L’ultimo cugino del rambutan che vi presento è anche il meno conosciuto e commercializzato.
Conosciuta in inglese col nome di Ceylon oak (quercia di Ceylon), nome scientifico Schleichera oleosa, in thailandia è chiamata ตะคร้อ (ta khro). Appartiene alla medesima famiglia delle Sapindaceae è nativa del sud-est asiatico.
Dalle parti di questa pianta si ricavano prodotti poliedrici, alcuni utilizzati per produrre la famosa tintura batik ed altri come un rimedio contro la scabbia. Le foglie giovani, crude o cotte, vengono mangiate in insalata. Il frutto maturo viene consumato fresco o sottaceto. Dai semi, direttamente o dopo una prima tostatura, si ricava un olio (contenente acido cianidrico) che viene utilizzato per il trattamento di piaghe e ferite. Mescolato con altri materiali viene utilizzato come medicina, unguento e persino per il calafataggio delle barche.
I quattro cugini, alquanto diversi esteriormente, somigliano molto nelle proprietà alimentari e nel sapore: dolci, succosi e profumati.
Dei quattro, il peloso rambutan è quello che mediamente ha dimensioni maggiori ed un seme più grande. Ha anche una forma diversa rispetto agli altri tre. Il seme del litchi, simile a quello del longan ma oblungo e mediamente di dimensioni maggiori, ha un contenuto talmente alto di saponina che, in alcune zone d’origine, veniva usato per lavare i vestiti.
Per finire, quindi, vale la pena ricordare che gli alimenti vegetali in genere devono essere consumati freschi al fine di mantenere inalterate tutte le proprietà alimentari. Nel caso specifico del litchi, meglio evitare di ingerire troppi semi a meno che non si voglia fare … una lavanda gastrica.
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