- Obama alla marcia per i diritti a Selma, Alabama.
«Siamo gli immigrati che hanno viaggiato da clandestini per raggiungere queste spiagge: sopravvissuti all’Olocausto, defezionisti dell’URSS, gente che è scappata dal Sudan a causa della guerra. Siamo quelli che hanno lottato per guadare il Rio Grande perché volevano un futuro migliore per i loro figli. Ecco come siamo diventati quello che siamo.
Siamo gli schiavi che hanno costruito la Casa Bianca e retto l’economia del Sud. Siamo i contadini che si sono aperti verso l’Ovest, e gli innumerevoli operai che hanno posato binari e costruito grattacieli, e si sono organizzati e battuti per i diritti dei lavoratori.
Siamo i gay americani il cui sangue scorre per le strade di San Francisco e New York, così come è scorso su questo ponte.
Dobbiamo aprire i nostri occhi, le nostre orecchie, e i nostri cuori, e accettare che il razzismo che c’era in passato è ancora un’ombra sul nostro presente. Sappiamo che la marcia non è ancora finita, che la battaglia non è ancora stata vinta, e che entrare in un’epoca nella quale saremo giudicati solo per quello che siamo significa ammettere queste cose.
Sappiamo che la marcia non è ancora conclusa, la corsa non è ancora vinta. Ma il cambiamento dipende da noi, dalle nostre azioni, da quello che insegniamo ai nostri figli».
Barack Obama alla marcia per i diritti civili a Selma, in Alabama.

























